Due NO e due SI

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Campagna nazionale per la raccolta di 5 milioni di firme

Questo è l'obiettivo della nuova campagna della Cgil - "Due no al lavoro come merce. Due sì a diritti e tutele per tutti" - per due referendum abrogativi delle leggi 848 e 848 bis sulla precarizzazione del lavoro e l'articolo 18, e per due proposte di legge d'iniziativa popolare sull'estensione dei diritti e sulla riforma degli ammortizzatori sociali. La Cgil prosegue così l'impegno delle lotte di questa stagione, culminate nella manifestazione del 23 marzo e nello sciopero generale del 16 aprile, e idealmente prepara la nuova mobilitazione d'autunno, fino al nuovo sciopero generale quando le modifiche all'articolo 18 verranno discusse in Parlamento.

L'accordo separato del 5 luglio, infatti, non solo non risolve i problemi veri di competitività del nostro sistema economico ma, con la manomissione dell'articolo 18 e le altre misure che riguardano il mercato del lavoro, aumenta la precarietà e diminuisce diritti e tutele. La Cgil ha chiesto che su quell'intesa dicessero la loro i lavoratori e i pensionati italiani, ma la richiesta non è stata accolta. Aderire a questa raccolta di firme è anche un modo per affermare un diritto fondamentale di democrazia.

C'è bisogno della tua firma!!


due N0

Hanno modificato
l'articolo 18

La modifica dell'articolo 18 è grave. Se il disegno di legge 848 bis verrà approvato dal Parlamento, la Cgil promuoverà un referendum abrogativo. Questo cambiamento (per tre anni, ma una volta imboccata questa strada sarà quasi impossibile tornare indietro) riguarderà molte persone. In tutte le aziende che oggi sono sotto i 15 dipendenti, infatti, l'articolo 18 non si applicherà anche se si dovesse arrivare a superare di molto quel numero con nuove assunzioni. E, soprattutto, nelle aziende che nasceranno dopo l'approvazione della legge (magari per scorporo da aziende esistenti), così come nelle aziende che dovessero emergere dal nero, l'articolo 18 non si applicherà neppure se i dipendenti fossero cento, mille o più.

Vogliono aumentare
la precarietà del lavoro

L'accordo del 5 luglio dà il via a tutta una serie di istituti, già compresi nella legge delega sul mercato del lavoro (il ddl 848). Se anche questa legge verrà approvata, la Cgil promuoverà un altro referendum. Tutte queste novità, infatti, aumentano la precarietà, soprattutto per i giovani e mettono in pratica l'idea che il lavoro è una merce come un'altra.
E poi ci sono tutte le misure relative alla gestione del mercato del lavoro e dei servizi all'impiego: la legge delega dà piena libertà d'intervento agli operatori privati e affida al mercato anche le funzioni di sostegno ai più deboli, che sono di rilievo pubblico e oggi spettano ai centri per l'impiego.

e due SI

Più diritti e più tutele
per chi non ne ha

Oggi il mercato del lavoro italiano è caratterizzato da troppe disparità. La Confindustria punta da tempo - e questo governo da quando è nato cerca di darle una mano - a livellare la situazione verso il basso, togliendo ai figli i diritti e le tutele che i padri hanno conquistato negli anni con lotte e sacrifici.
La Cgil vuole invece esattamente l'opposto: più diritti e più tutele, a partire dall'estensione di quelli fondamentali, a chi oggi ne è privo: da un lato i lavoratori "parasubordinati", troppo spesso finti collaboratori e in realtà veri dipendenti, dall'altro i lavoratori delle imprese minori. Più in generale occorre far valere, anche nel settore privato, regole certe di democrazia e di rappresentanza. Questi sono i contenuti del primo progetto di legge di iniziativa popolare che la Cgil sta preparando.

Un nuovo sistema
di ammortizzatori sociali

L'accordo separato del 5 luglio, nonostante le molte parole spese, non prevede interventi significativi su questo fronte. Come testimonia del resto la cifra assolutamente insufficiente (700 milioni di euro) promessa a questo fine.
La Cgil sta definendo una proposta, che intende avanzare come progetto di legge d'iniziativa popolare, per una vera riforma, organica e sistematica, degli ammortizzatori sociali, che prevede il rafforzamento dell'indennità di disoccupazione e l'estensione della cassa integrazione a tutti i settori e alle imprese di tutte le dimensioni, collegandola strettamente ad adeguati percorsi di formazione e di reinserimento lavorativo.

anche per bocciare il Patto per l'Italia

 


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