Il Comitato direttivo della CGIL sulla contrattazione

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Documento del Comitato direttivo nazionale della CGIL
sulla contrattazione

Il Comitato Direttivo della CGIL riconferma il giudizio negativo sulla politica economico-finanziaria del Governo contenuta nel Patto per l'Italia, nelle deleghe attuative, nei provvedimenti sul contenimento della spesa e in materia fiscale, scelte che accompagnano la legge finanziaria 2003, priva di un indirizzo di politica economica capace di aprire per il paese concrete prospettive per uno sviluppo sostenibile e di qualità.

In un simile quadro il Patto per l'Italia evidenzia tutta la sua pericolosità in quanto emerge con chiarezza che l'unico obiettivo e punto strategico di quell'intesa, rimane la parte più negativa voluta da Confindustria, quella che attiene alla destrutturazione e precarizzazione del Mercato del Lavoro e dei diritti, a partire dalla modifica dell'articolo 18.

Diventa quindi necessario, all'interno dei processi di riorganizzazione e ristrutturazione del sistema produttivo, continuare ulteriormente a sviluppare le iniziative rivendicative per respingere i licenziamenti ed i processi di espulsione della manodopera.

Di fronte a questa situazione occorre che la fase dei rinnovi contrattuali di primo e di secondo livello rispondano non solo, come necessario, ad aspetti specifici, tra i quali le particolarità settoriali e categoriali di cui le piattaforme rivendicative devono tenere conto, ma anche ad obiettivi più generali.

Tali obiettivi si riferiscono ad un modello di sviluppo basato sulla qualità, e non sulla precarietà, ed una politica sociale, economica e della redistribuzione del reddito che risponda ad una visione della società basata sulla solidarietà, equità e diritti.

Una società che offra ai giovani che entrano nel mondo del lavoro, a partire dai collaboratori coordinati e continuativi, una occupazione caratterizzata dalla qualità, dai diritti e dalle tutele e non sulla precarietà.

Queste scelte devono rappresentare un elemento di continuità della battaglia più generale sui diritti, e pertanto le piattaforme per il rinnovo dei contratti devono essere coerenti con le linee generali della confederazione per la difesa e l'estensione dei diritti e delle tutele dei lavoratori e delle lavoratrici, compresi i nuovi lavori.

La CGIL dovrà esercitare un ruolo di coordinamento dell'insieme delle politiche contrattuali.

La contrattazione si dovrà quindi caratterizzare con le seguenti scelte e priorità:

  • Al fine di respingere la strategia contenuta nel Patto per l'Italia e nelle deleghe predisposte dal Governo, vanno riqualificati i diritti contenuti nelle parti normative dei contratti e finalizzati a respingere le scelte di precarizzazione dei rapporti di lavoro. Nello stesso tempo si ribadisce la necessità di promuovere richieste finalizzate alla ricomposizione del lavoro precario, e un netto rifiuto a tentativi di inserimento nella contrattazione differenziazioni che puntino ad una divisione dei lavoratori, e quindi a diversi regimi contrattuali fra dipendenti in forza e nuovi assunti.
  • La indisponibilità alla modifica del ruolo del sindacato attraverso nuovi e impropri compiti da assegnare agli Enti Bilaterali.
  • La valorizzazione della parte normativa dei contratti relativa all'informazione ed al controllo, rafforzando il ruolo delle RSU e del sindacato con ulteriori strumenti per intervenire sulle riorganizzazioni dei processi produttivi, sulle ristrutturazioni e delocalizzazioni, sull'esternalizzazioni e per evitare che nuovi assetti societari e frantumazione del sistema delle imprese, cancellino i diritti conquistati con la contrattazione e lo Statuto dei Lavoratori.
  • Un sistema di relazioni industriali ed uno schema di contrattazione per rappresentare gli interessi di tutte le tipologie di lavoro, che rafforzi il contratto nazionale, riqualifichi ed estenda la contrattazione decentrata. Un modello al quale la CGIL non intende rinunciare e che andrà integrato con il livello europeo, individuandone la collocazione temporale e contenuti di merito, per determinare relazioni sindacali di carattere sovranazionale.
    Il problema non è "la modellistica contrattuale", ma impedire che attraverso la sua verifica, si riduca il ruolo della contrattazione, a partire dal valore del contratto nazionale, così come formalmente avanzato dalle Associazioni Artigiane ed annunciato da Confindustria.
  • Lo smantellamento della politica dei redditi da parte del Governo e le scelte contenute nella finanziaria, richiedono una impostazione rivendicativa basata su due distinti livelli di contrattazione, già sancita dal Congresso di Rimini, che abbia come obbiettivo l'aumento del potere di acquisto dei salari. Ciò si realizza attraverso l'adeguamento delle retribuzioni all'inflazione reale, individuando l'inflazione prevedibile ed il recupero del differenziale del biennio precedente, nonché la redistribuzione, anche nella contrattazione di primo livello, di quote degli incrementi di produttività di settore, mentre al secondo livello si dovrà contrattare salario per obiettivi e legato alla professionalità.
    La qualificazione di istituti contrattuali, quali il diritto alla formazione, l'inquadramento professionale, l'orario, salute e sicurezza, saranno parte importante dei rinnovi contrattuali.
    La sfida che la CGIL avvia per i rinnovi contrattuali è finalizzata all'obiettivo di tutelare concretamente retribuzioni e diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, oggi ancor più esposti dalla politica sperequativa e iniqua del Governo e dagli effetti dell'inflazione.
    In questo senso, e per le ragioni esposte avanzeremo le nostre complessive richieste.
    Si ribadisce l'autonomia dei sindacati di categoria per le scelte delle modalità con le quali perseguire questi obiettivi di politica contrattuale.

Per i rinnovi contrattuali del Pubblico Impiego nell'ambito degli obiettivi sopra esposti, occorre integrare le risorse economiche previste dall'accordo di febbraio 2002, fra OO.SS. e Governo, proseguendo nella strategia della valorizzazione nei contratti di lavoro pubblico e della qualità dei servizi che le pubbliche amministrazioni offrono ai cittadini, battendo i tentativi di "impoverire" la qualità del pubblico per favorire il privato.

Il CCNL è altresì un argine alla disgregazione e all'attacco ai diritti unitari ed universalistici rappresentato dalla "devolution" che prevede, tra l'altro, la scomparsa del sistema scolastico nazionale e del servizio sanitario.

Il Comitato Direttivo consapevole della complessa stagione che vede da tempo la CGIL impegnata nella mobilitazione per la difesa dei diritti e per la democrazia, che continuerà con lo sciopero generale del 18 ottobre prossimo, è fortemente preoccupato dai danni provocati da importanti e significativi accordi separati di categoria e confederali, conclusi senza la firma della CGIL e la consultazione dei lavoratori.

Anche per queste ragioni la CGIL, considerando vincolanti le regole decise nel recente congresso, ritiene che il coinvolgimento e la consultazione, con il ricorso al voto, dei lavoratori e delle lavoratrici su piattaforme e accordi, rappresenta una fondamentale scelta di democrazia.


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