In occasione dell'incontro svoltosi il 28 maggio 2008 con le Organizzazioni
sindacali il Ministro della Funzione Pubblica, On. Brunetta ha illustrato
quello che egli ha definito il "Piano industriale" per la Riforma
della Pubblica Amministrazione.
Una proposta che pone al centro la privatizzazione di larga parte della
pubblica amministrazione sia sul versante delle modalità di erogazione dei
servizi che del rapporto di lavoro e delle relazioni sindacali.
Infatti, sin dalla premessa si mette in relazione la dimensione quantitativa e
qualitativa della pubblica amministrazione con la struttura dell'impresa
privata sottolineando il presunto deficit in termini di efficienza e di
efficacia del servizio pubblico.
Da ciò la necessità di un programma di risanamento, ristrutturazione e
rilancio della pubblica amministrazione.
È completamente assente una riflessione sul ruolo strategico di una
dimensione pubblica in settori importanti della vita del Paese come ad esempio
l'istruzione e la formazione i cui problemi non possono essere affrontati con
una logica privatistica e di mercato.
Pensiamo solo al dato della "produttività" media dei dipendenti
pubblici che in alcuni settori non può essere misurata con indici di
funzionamento utilizzati nelle imprese private.
Così come la continua sottolineatura della necessità di introdurre la figura
del "datore di lavoro" pubblico risponde più ad una logica di
impresa che alla necessità di figure garanti della qualità del servizio
pubblico offerto agli utenti.
Inoltre, si esplicita la necessità di "stabilire una piena analogia con
l'impresa privata" nella selezione dei dirigenti pubblici che avranno la
responsabilità della gestione del servizio pubblico.
Infine, l'obiettivo generale è produrre un risparmio quantificato in 40
miliardi di € attraverso un aumento di produttività ottenuto grazie al
"blocco del turn-over e la contemporanea copertura di bisogni pubblici
oggi non presidiati".
I capitoli del documento sono tre:
- interventi legislativi per ottimizzare la produttività del lavoro
- riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni
- ruolo strategico della digitalizzazione nella P.A.
Nel primo capitolo vengono affrontati i temi della valutazione del
lavoro pubblico e del merito come parametro per riconoscere e premiare il
dipendenti pubblici. Il tutto attraverso una ridefinizione dei diritti e dei
doveri del pubblico dipendente finalizzata a combattere "scarsa
produttività ed assenteismo"ed una esaltazione del libero mercato come
contesto essenziale per misurare i risultati del lavoro pubblico.
A questi obiettivi e con questi criteri vengono assegnate specifiche risorse
finanziarie derivanti anche da risparmi di gestione.
In questo contesto è completamente assente una qualsiasi proposta per
sostenere il lavoro pubblico a partire dall'organizzazione del lavoro e dalla
sua qualità che rappresenta la condizione perché il servizio pubblico sia
efficace (se pensiamo solo agli ambienti lavoro, ai turni, alla necessità di
una flessibilità governata e concordata ecc…)
In questo quadro la proposta del Governo mira a ridurre le materie oggetto di
contrattazione sindacale. Infatti, si propone di "rafforzare l'autonomia
e la responsabilità del datore di lavoro pubblico nella gestione delle
risorse umane, riconoscendogli competenza esclusiva in materia di valutazione
del personale, progressioni economiche, riconoscimento della produttività e
mobilità".
Così come si tenta di vincolare maggiormente la contrattazione integrativa
alle risorse predefinite nazionalmente ed ad anticipare la triennalizzazione
dei contratti fuori da un accordo complessivo che, come previsto nella
piattaforma unitaria sul nuovo modello contrattuale, preveda anche ulteriori
vincoli e paletti ben precisi.
Nel secondo capitolo si ipotizza una modifica delle funzioni delle
pubbliche amministrazioni sia nella direzione di concentrare le attività
sulle funzioni essenziali e quindi esternalizzando di fatto le funzioni
considerate secondarie (proponendo la sussidiarietà orizzontale e verticale
come principio guida), sia attraverso la "trasformazione, pur mantenendo
la proprietà in mano pubblica, degli Enti a vocazione economica, in società
per azioni o Agenzie".
L'obiettivo è semplificare le procedure, ridurre l'attività pubblica,
esternalizzando il più possibile, e razionalizzare l'utilizzo delle strutture
pubbliche per conseguire significativi risparmi economici per il bilancio
dello stato.
Questa parte rappresenta il modello di servizio pubblico che ha in mente
questo Governo, minimo nelle sue caratteristiche essenziali e fortemente
condizionato dalle necessità di bilancio.
Va respinta con forza l'idea di un servizio pubblico residuale rispetto al
privato e va al contrario rilanciata l'idea della centralità del servizio
pubblico in settori decisivi per la vita delle persone, come l'istruzione e la
salute.
Nel terzo capitolo si affronta il tema del coordinamento del
processo di informatizzazione che ha coinvolte le pubbliche amministrazioni in
questi anni.
Un giudizio complessivo negativo della proposta avanzata dal Governo il 28
maggio che rappresenterebbe non solo un colpo durissimo al ruolo ed alla
funzione di importanti servizi pubblici, ma un evidente arretramento sul
versante dei diritti di utenti e lavoratori pubblici.
Roma, 29 maggio 2008
Linee
programmatiche sulla Riforma della Pubblica Amministrazione
Piano Industriale - Bozza 28 maggio 2008 (125,49 kB)
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