Approvato definitivamente il disegno di legge delega di riforma della pubblica amministrazione e della contrattazione |
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Ribadiamo il giudizio negativo già espresso sul disegno di legge delega che
nel suo iter è, se possibile, ulteriormente peggiorato. La legge deriva
direttamente dal piano industriale presentato dal ministro Brunetta nel maggio
2008 su cui Cgil Cisl e Uil avevano espresso un giudizio pesantemente
negativo.
Secondo il Ministro è la rivoluzione copernicana che renderà efficienti e competitive le pubbliche amministrazioni, ma la filosofia di fondo è quella che ha contraddistinto il suo operato fino ad oggi: i pubblici dipendenti sono tutti fannulloni, costano troppo e il sindacato, è un intralcio. E quindi la legge ha l’unico scopo di evitare la contrattazione integrativa e limitare il ruolo del sindacato, bloccare le carriere, ridurre ulteriormente il potere d’acquisto dei pubblici dipendenti, umiliarli con il continuo richiamo a valutazioni, provvedimenti disciplinari, punizioni anche economiche. Il Ministro introduce un sistema autoritario, incentrato su una dirigenza
sottoposta ad un pesante controllo politico. Questa legge ci riporta al periodo delle qualifiche funzionali il cui effetto è stato che le carriere sono state bloccate per 15-20 anni, mentre sono state la contrattazione integrativa e la riforma degli ordinamenti ad accelerarle. Ora, invece, sono introdotte pesanti limitazioni e controlli sui costi della contrattazione integrativa. Alla base della legge c’è un criterio molto vecchio: il pubblico impiego è unico, composto da amministrazioni uguali con uguali fini istituzionali. Oggi, invece, esistono realtà diverse con compiti diversi e alcune come l’università, la scuola, la ricerca, gli enti locali hanno una forte autonomia. Queste norme non permetteranno alle Amministrazioni di adeguare l’organizzazione del lavoro alle proprie esigenze, tanto più che le norme potranno essere derogate dalla contrattazione o dai regolamenti solo se espressamente previsto dalla legge. Ma se l’applicazione risulterà incompatibile con le autonomie si potrà applicare solo alle amministrazioni centrali dello Stato; quindi le amministrazioni autonome eserciteranno la loro potestà legislativa o regolamentare con la conseguente frammentazione delle regole e dei diritti. E’ la tomba dei contratti nazionali come cornice di solidarietà. Le norme previste dal disegno di legge ora approvato definitivamente non portano allo snellimento delle procedure e ad una vera efficienza né pongono un freno alle dinamiche clientelari che hanno dilatato a dismisura la spesa pubblica. La legificazione del rapporto di pubblico impiego riporta a situazioni già viste: un intervento improprio della politica nell’organizzazione del lavoro e nelle relazioni sindacali. Se questa azione non fosse dettata da pregiudizio e facili slogan, il ministro si accorgerebbe che i contratti già consentono di valutare i dipendenti, di distribuire in modo equo le risorse del salario accessorio, di formarli, di sottoporli a sanzioni in caso di inadempienze rispondendo meglio alle esigenze e alle finalità di una moderna pubblica amministrazione. Riportiamo il commento della FLC Cgil ed in grassetto le modifiche apportate dalla Camera. Roma, 25 febbraio 2009 Allegati: Scheda FLC Cgil su DDL delega per la riforma del lavoro e della contrattazione nella Pubblica Amministrazione - Febbraio 2009 (164,41 kB) Disegno di legge delega per la riforma del lavoro e della contrattazione nella Pubblica Amministrazione approvato definitivamente - Febbraio 2009 (90,81 kB) |
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