Accordo separato: il giudizio della Cgil

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Il Comitato direttivo della Cgil, riunito a Roma l’8 e 9 luglio 2002, approva e fa propria la scelta della Segreteria confederale di non sottoscrivere l’intesa con il governo e le parti sociali conclusa in data 5 luglio 2002, titolata "Patto per l’Italia. Contratto per il lavoro".

Il verbale di intesa

  • non evidenzia alcun intervento significativo di sostegno allo sviluppo e all’occupazione;
  • traccia un quadro indefinito e scarsamente trasparente delle politiche di bilancio pubblico;
  • elude ogni impegno circa le risorse da dedicare allo sviluppo del Mezzogiorno;
  • avalla l’iniqua delega fiscale di Tremonti e prevede una restituzione fiscale Irpef per il 2003 corrispondente per entità a quanto dovuto in ragione di normative pre-vigenti, scontando la definitiva soppressione della restituzione del fiscal drag;
  • conferma e aggrava un quadro di destrutturazione del mercato del lavoro;
  • configura un ruolo abnorme ed improprio per la "bilateralità";
  • elude ogni impegno ad estendere diritti e tutele ai lavoratori atipici, parasubordinati e ai dipendenti delle imprese minori;
  • allude, in termini del tutto generici e senza prevedere risorse adeguate, alla riforma del sistema degli ammortizzatori sociali;
  • vanifica i presupposti di una corretta politica di tutti i redditi, rendendo così necessaria una nuova riflessione sull'impostazione delle politiche contrattuali;
  • riduce gravemente l’area di applicazione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori escludendo dal computo degli organici di impresa tutte le nuove assunzioni, a qualunque titolo effettuate. Ciò determina, fra l’altro, l’esclusione dall’ambito di applicazione dell’art. 18 di tutte le imprese di nuova costituzione, quale che sia la dimensione del loro organico e apre la strada alla deleteria politica dei "doppi regimi", che differenzia su base generazionale le condizioni dei lavoratori.

Per di più il Governo ha imposto un nesso diretto fra l’adesione alla intesa e la esplicita condivisione, da parte delle forze sociali, dei contenuti fondamentali del Dpef; si tratta di una scelta palesemente impropria dal punto di vista istituzionale quanto inaccettabile nei contenuti, anche perché il Dpef conferma tutte le impostazioni negative dell’accordo: dalla previsione di riduzione della spesa sociale, alla riproposizione della delega previdenziale per finire con l’avvio di una mutualità sanitaria sostitutiva del servizio sanitario nazionale.

Il testo dell’intesa, inoltre, esplicita un consenso ampio alle scelte del Governo, in particolare in tema di politiche fiscali e per il sistema scolastico.

Si evidenzia in ciò il carattere neocorporativo dell’intesa, che corrisponde all'intento essenzialmente politico che ha mosso il Governo fin dall’avvio del negoziato.

La Cgil, con la scelta di non sottoscrivere l’intesa, ribadisce la sua contrarietà ai contenuti che la caratterizzano e afferma la sua fedeltà a principi di autonomia, fondamentali per un corretto rapporto fra funzioni di governo ed esercizio della rappresentanza sociale.

Perciò la Cgil respinge con forza le ripetute dichiarazioni di esponenti della maggioranza di governo che annunciano l’esclusione della Cgil da prossimi tavoli di confronto su materie quali le politiche fiscali e lo stato sociale; si tratta di ipotesi lesive del diritto costituzionalmente protetto all’esercizio di una rappresentanza sindacale libera e autonoma.

Sulla base di queste considerazioni la Cgil si rivolge alle organizzazioni sindacali confederali che hanno sottoscritto l’intesa e le chiama ad una consultazione aperta e democratica fra le lavoratrici e i lavoratori, i giovani in cerca di lavoro, i pensionati italiani affinché ad essi sia riconsegnata la possibilità di esprimere una valutazione impegnativa e risolutiva sul protocollo e i suoi contenuti.
Per parte sua la Cgil conferma, a maggior ragione, il quadro delle iniziative di mobilitazione e di lotta in parte già deliberate:

  • innanzitutto le 6 ore di sciopero generale, gestite su base regionale, che stanno registrando adesioni straordinarie e convinte in tutto il territorio nazionale;
  • la effettuazione di una giornata di sciopero generale nazionale in relazione alla discussione parlamentare sulla manomissione dell’art. 18 e le altre misure contenute nei D.d.L. del Governo;
  • la decisione di farsi parte attiva nella promozione di Referendum abrogativo dei testi legislativi in cui confluiranno i contenuti dei DdL 848 e 848bis;
  • la decisione di promuovere due progetti di legge di iniziativa popolare: per l'estensione dei diritti e delle tutele fondamentali ai "parasubordinati" e ai dipendenti delle imprese minori e per qualificare ed estendere il sistema degli ammortizzatori sociali.

A tal fine il CD dà mandato alla Segreteria, supportata da un apposito gruppo di lavoro, di predisporre tempestivamente i testi dei relativi articolati da sottoporre all’approvazione del Comitato direttivo medesimo.

L’avvio di una straordinaria campagna di raccolta di firme tra i lavoratori e i cittadini, almeno 5 milioni, contro le misure del Governo e a sostegno delle nostre proposte.

Il Comitato direttivo della Cgil ritiene, inoltre, indispensabile rilanciare con forza l’esigenza di dare piena attuazione all’art. 39 della Costituzione definendo legislativamente regole certe per la verifica della rappresentanza sindacale.

Approvato all’unanimità


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