Finanziaria. Una manovra che fa male all’Italia

Ritorna


da "VenetoLavoro", agenzia della Cgil Veneto, del 24/10/2003

I 16 miliardi di euro che compongono la manovra 2004 sono fatti, per ben due terzi, da misure una tantum (condoni e vendite del patrimonio pubblico) che peggioreranno i bilanci pubblici futuri. Sarebbe tempo che il commercialista Tremonti si informasse della differenza tra l'impostazione di una politica finanziaria e le tenute contabili aziendali.
Il bilancio dello Stato vive all'insegna di una permanente avventura tra le continue modifiche delle previsioni sui principali indicatori economici, gli espedienti contabili e le misure di finanza creativa.
In poco più di due anni il Governo Berlusconi è riuscito ad annullare il processo di rientro dal debito pubblico perseguito con successo dai Governi precedenti.
E' un fatto assodato e riconosciuto da tutti. Ciò nonostante, nessuna correzione, nessuna revisione delle politiche dissennate che stanno portando alla deriva l'economia italiana è presente nella Finanziaria 2004. Anzi, si ricalca, peggiorandola, l'impostazione di quella del 2003, un anno in cui si sono sfondate tutte le previsioni di cassa e sbagliati clamorosamente gli obiettivi economici.
I documenti che accompagnano la manovra 2004 correggono le stime presentate dal Governo appena due mesi prima: il prodotto interno lordo è più basso ed il deficit pubblico più alto, mentre l'inflazione è prossima al 3% e la produttività rallenta.
Le spese dello Stato hanno bruciato nei primi 9 mesi del 2003 l'intero fabbisogno stimato per l'anno in corso, nonostante gli enormi vantaggi derivati dai bassi tassi di interesse. Alla fine mancano 11 miliardi di euro per arrivare a dicembre.
Le entrate sono in caduta libera. Sono spariti 17,5 miliardi di euro, il 57% dei quali (10 miliardi) derivante dalle minori entrate fiscali, frutto della politica dei "condoni" di questi anni.
Ma è ancora sui condoni e sugli sconti fiscali agli evasori che si regge la Finanziaria 2004, producendo ulteriori devastazioni, oltre che sulla finanza pubblica, anche sull'equità sociale, sulla qualità ambientale, sul livello morale del paese e sulle coscienze dei cittadini.
La sanatoria edilizia graverà sui bilanci dei Comuni che dovranno stornare fondi ingenti per le relative opere di urbanizzazione; la proroga del condono fiscale tombale e l'introduzione del concordato preventivo, con relativo sconto sulle aliquote, stabilizzeranno al ribasso le entrate; l'annullamento nei fatti del potere di accertamento dell'amministrazione finanziaria e l'abolizione degli scontrini fiscali rappresentano una esplicita rinuncia a combattere l'evasione.
Infine le cartolarizzazioni immobiliari, dopo il prosciugamento delle abitazioni da vendere (operazione che ha prodotto la ripresa degli sfratti e nuove emergenze abitative), si sono ormai concentrate sugli uffici pubblici, la cui "alienazione con riaffitto" porterà lo Stato ad essere inquilino, consumando il proprio patrimonio e provocando un aumento certo della spesa futura.
In nome di un "governo degli amici" si pone una pesante ipoteca sulla vita italiana dei prossimi anni. Non è un caso se l'uso forsennato dei condoni fa il paio, sul versante degli impegni di spesa, con finanziamenti a pioggia alle imprese senza scegliere i fattori chiave su cui indirizzare la crescita economica. Nessun intervento selettivo che premi ed incentivi gli investimenti nell'innovazione e nella ricerca, nessun impulso all'istruzione e alla qualificazione delle risorse umane, nessun impegno per quelle infrastrutture materiali ed immateriali necessarie ad un più alto modello di sviluppo.
Ma c'è ancora di peggio. Con un profilo basso e l'accensione di un conto a perdere per gli anni futuri, la manovra 2004 opera interventi profondamente iniqui sul piano sociale che ridisegnano i diritti ed i doveri discriminando tra cittadini di serie A e cittadini di serie B.
E' contro questa logica di fondo, contenuta in tutti e tre i documenti che compongono la manovra (Finanziaria, Decreto con le misure di copertura della spesa, intervento sulle pensioni), che il sindacato italiano è sceso in piazza proclamando lo sciopero generale.
Per meglio illustrare di cosa si tratta, abbiamo tracciato uno schema delle misure previste, indicandone ricadute e conseguenze sulle condizioni dei soggetti interessati.

I puniti dalla finanziaria

I premiati della finanziari

  • I costruttori abusivi

  • Gli evasori fiscali

  • Le imprese che non innovano

  • I ricchi

  • I "signori" delle assicurazioni

  • Chi specula sui prezzi

 

I colpiti

 

I comuni e le regioni italiani

La Finanziaria opera una riduzione drastica delle risorse che lo Stato trasferisce agli Enti locali per l'erogazione di servizi fondamentali. Rinvia, inoltre, il pagamento di quanto dovuto alle Regioni per la spesa sanitaria (Fondo 2002 e 2003) provocando una sofferenza di cassa destinata ad incidere sul debito del settore. La scure si abbatterà inevitabilmente sui servizi (sociali e socio-sanitari), provocando la diminuzione delle prestazioni ed aumentando i costi per i cittadini.
In virtù di queste operazioni le Regioni si troveranno con un terzo in meno delle risorse da destinare a queste voci e i Comuni saranno privati di quote sostanziali dei propri bilanci. Grandi città, come Milano e Bologna, dovranno tagliare le proprie spese almeno di un buon 7% mentre i Comuni più piccoli si vedranno decurtare fino al 25% delle entrate.
Oltre al danno, c'è anche la beffa. Per "fare cassa" il Governo ha introdotto in Finanziaria un mega condono edilizio che, se porterà un po' di soldi nelle casse dello Stato, agirà in modo devastante su quelle comunali.
Infatti, gli edifici abusivi, una volta sanati, dovranno essere dotati di tutte le opere di urbanizzazione e queste graveranno sugli Enti locali per cifre ingentissime. Secondo una stima dell'ANCI (l'associazione dei comuni italiani), ogni immobile "condonato" costerà mediamente ai Comuni 13.000 euro completamente a loro carico.
Nel solo Veneto ciò comporta un maggiore esborso per gli enti locali di 198.753.490 euro che saranno i inevitabilmente distolti dai servizi pubblici.

 

Le prospettive di uno sviluppo qualificato

Nessun particolare sostegno viene dato alle aziende che investono nell'innovazione e nella ricerca. Gli incentivi e gli sgravi fiscali sono assolutamente generici ed elargiti a pioggia. Si rinuncia in questo modo ad indirizzare il sistema produttivo verso una crescita qualitativa, perpetuando la politica fallimentare che ha condotto l'economia italiana in una fase di grande incertezza. Il prodotto interno lordo (PIL) è in recessione, gli ordinativi delle imprese sono in calo, l'inflazione si è stabilmente assestata di oltre un punto al di sopra della media europea. Se a ciò aggiungiamo il fatto che il fabbisogno di finanza pubblica è fuori controllo, drogato dall'abuso di condoni ed una tantum, abbiamo l'inquietante immagine di un paese alla deriva che rischia pericolosi arretramenti.

 

Le università, gli enti di ricerca, i musei e le istituzioni culturali

Mentre ferve la moda del "buono scuola" per chi frequenta gli istituti privati (le liste dei beneficiari sembrano quelli dei partecipanti alle migliori feste mondane), il Governo taglia soldi e personale alla scuola pubblica e fa mancare risorse vitali agli Atenei e alle più prestigiose istituzioni culturali. Forte è l'allarme lanciato dai Rettori che si dichiarano costretti ad aumentare le tasse Universitarie e ridimensionare l'attività. Analoga preoccupazione è stata manifestata dai Direttori dei maggiori musei.

 

Le casse degli enti previdenziali

Con le misure annunciate in materia di pensioni e previdenza si opererà un depauperamento certo nelle casse dell'INPS. Infatti, non solo gli incentivi per la permanenza al lavoro anche dopo il raggiungimento dei requisiti pensionistici si tradurranno in minori entrate per gli enti previdenziali, ma la prevista decontribuzione da 3 a 5 punti per i nuovi assunti (legge delega), oltre ad abbassare le pensioni dei giovani, comporterà una riduzione del gettito contributivo - con equivalente regalo alle imprese - di 7,5 milioni di euro all'anno. Viene da chiedersi quale sia la coerenza del Governo quando mette in atto misure come l'innalzamento dei requisiti per l'andata in pensione (65 anni di età e 40 di contributi), ridimensionando un diritto e stravolgendo la riforma Dini, in nome della necessità di stabilizzare la spesa pensionistica. L'intervento deciso dal Governo non è motivato. I conti della riforma Dini si sono rivelati corretti e garantiscono l'equilibrio delle gestioni.

 

I lavoratori e i pensionati

La lievitazione dei prezzi, la crescita dell'inflazione ben oltre i tassi programmati hanno creato un divario tra l'aumento del costo della vita e l'andamento delle retribuzioni. Per aggiustare questa discrepanza, che grava in maniera ormai insostenibile soprattutto sui più poveri, è necessario operare seri interventi di controllo dei prezzi, ripristinare la politica dei redditi cancellata dal Governo Berlusconi, restituire il fiscal drag del 2002 e del 2003 ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati. Nulla di tutto ciò nella manovra che punta, invece, a condonare e premiare gli evasori fino ad anticipare lo sconto sulle aliquote a coloro che aderiscono al "concordato fiscale". E' ormai evidente la scelta del Governo di penalizzare i ceti popolari, fino al punto di usare le pensioni per mettere una pezza al fallimento della propria politica economica e contrattare a Bruxelles il peggioramento congiunturale dei conti pubblici italiani.

 

I dipendenti pubblici

Niente risorse per i rinnovi contrattuali. Anche quest'anno la Finanziaria non destina una lira agli aumenti retributivi dei pubblici dipendenti. Il fatto è grave perché importanti comparti, tra cui la Sanità, da ben due anni sono in attesa del contratto che non viene concluso nonostante un preciso impegno preso dal Governo nel febbraio 2002. Inoltre è ormai imminente la scadenza del biennio economico di tutti i dipendenti pubblici, il cui rinnovo consente di riadeguare le retribuzioni all'aumentato costo della vita. Della copertura non c'è traccia in Finanziaria.

 

I collaboratori coordinati e continuativi

Vengono aumentati (dal 14,5% al 19%) i loro contributi "per parificarli - spiega il Governo - a quelli dei commercianti". Si tratta di una delle operazioni più ciniche della manovra 2004 che fa pagare ai settori meno tutelati del lavoro il regalo che si vuol fare alle imprese con la decontribuzione per i nuovi assunti. La "parificazione" coi commercianti sarà infatti solo sul prelievo ma non sui rendimenti pensionistici. I lavoratori parasubordinati continueranno ad avere pensioni bassissime, di gran lunga inferiori a quelle degli autonomi. Inoltre si persevera nel negar loro le più elementari tutele sociali: non possono ammalarsi o farsi male sul lavoro, non possono perdere il posto, né hanno diritto a sostegni per la formazione e riqualificazione professionale perché nessuna di queste prestazioni è loro riconosciuta. Resta così grave e profonda la discriminazione nei confronti di queste figure, per superare la quale la CGIL ha raccolto 5 milioni di firme e promosso un disegno di legge in Parlamento. Nel Veneto i collaboratori coordinati e continuativi sono 219.601 e la loro retribuzione media è di 12.861 euro lorde all'anno. Le donne non arrivano ai 7.000 euro.

 

Le donne

Con una revisione dei meccanismi, viene negato il diritto alla maternità alle collaboratrici coordinate e continuative. La copertura del periodo di assenza dal lavoro nei mesi di maternità è stata cancellata. Al suo posto sarà corrisposta una cifra forfetaria, nemmeno quantificata in Finanziaria e di cui non si conoscono le modalità di erogazione.
Nello stesso provvedimento, però, si introduce un assegno per il secondo figlio da dare a tutti indipendentemente dal reddito, operando così l'ennesimo "carnevale" all'italiana i cui costi vengono poi scaricati sui più deboli.
Quanto alla cifra, non basta nemmeno a comprare i pannolini. Si calcola che un figlio comporti una diminuzione tra il 18% ed il 45% del reddito a disposizione e non è un caso che in Europa le leve fiscali a sostegno delle famiglie siano, oltre che più eque, anche molto più consistenti che in Italia. Si tratta di paesi che si caratterizzano per un'ottima offerta di servizi sociali, esattamente al contrario della logica, che qui si vuole affermare, di monetizzazioni generalizzate abbinate al taglio di asili, scuole e servizi all'infanzia.

 

I disabili

Nell'anno europeo del disabile, al di là dei festeggiamenti ministeriali, ci si dimentica di rifinanziare la legge sull'eliminazione delle barriere architettoniche. Ma c'è di peggio. Il Governo, che già sta minando (stravolgimento delle norme sul collocamento obbligatorio) il diritto all'inserimento al lavoro, introduce ora ingiustificate complicazioni burocratiche, che agiscono come altrettante barriere nell'accesso dei disabili ai propri diritti, e meccanismi punitivi di riduzione della spesa per le prestazioni economiche di invalidità.

 

I non autosufficienti

Nessun finanziamento è previsto per l'avvio del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, nonostante questo sia previsto da un disegno di legge già approvato dalle Commissioni parlamentari competenti. Viene così ignorata e sottovalutata quella che rischia di configurarsi come una nuova emergenza nazionale, abbandonando a se stesse le persone e le famiglie che si trovano di fronte a questi gravi e delicati problemi. Si calcola che la non autosufficienza colpisca oggi 2.786.000 persone (il 5,2% della popolazione dai 6 anni in su) e che il 44% di loro viva confinato in casa non essendo in condizioni di uscire senza aiuto. Il crescente invecchiamento porta a stimare una ulteriore, consistente crescita del fenomeno.

 

I malati, i lavoratori esposti all’amianto e ai rischi professionali

Con un colpo di mano sono stati rivisti i benefici previdenziali per i lavoratori esposti all'amianto, cancellando praticamente diritti acquisiti da migliaia di persone. Un parziale aggiustamento, seguito alle forti proteste che si sono elevate in tutto il paese, non risolve la situazione ed il sindacato insiste nel chiedere il totale ritiro dell'articolo contestato. Questa vicenda evidenzia il segno profondamente iniquo della Finanziaria che opera i risparmi sulla pelle delle fasce più deboli della popolazione. Tale logica è conseguente e funzionale ad un disegno di smantellamento progressivo dello stato sociale: il diritto dei cittadini alla salute, alla scuola e alla pensione viene sacrificato ad un'idea privatistica che alimenta le assicurazioni e le soluzioni individuali. Il taglio di risorse in questi settori, ridimensionando servizi e prestazioni, va esattamente in questa direzione.

 

I poveri

Si risparmia anche su di loro. Viene, infatti, cancellato il "reddito minimo di inserimento" per sostituirlo con un non meglio precisato "reddito di ultima istanza" ispirato ad una visione assistenzialistica e non finalizzata al reinserimento sociale e lavorativo. Questo istituto sarà caricato sulle Regioni (già gravate dai tagli) e l'esiguità del concorso finanziario del Governo fa presumere che le erogazioni saranno di entità del tutto simbolica, certamente insufficiente a combattere i problemi della povertà e dell'esclusione sociale.

 

La perdita del potere d’acquisto di lavoratori e pensionati
Primo semestre 2003

Retribuzioni 

+ 1,9%

Inflazione reale (ISTAT)

+ 2,7%

Inflazione percepita

+ 6,0%

Inflazione programmata

+ 1,4%

Povertà in Italia

poveri (meno di 823 euro mensili)

6.289.000

poverissimi (sotto i 659 euro mensili)

2.916.000

L’inflazione 2003 nei paesi dell’euro secondo Eurostat

Germania 

1,1%

Finlandia 

1,2%

Austria 

1,3%

Gran Bretagna

1,4%

Belgio 

1,7%

Danimarca 

1,7%

Francia 

2,3%

Svezia 

2,3%

Lussemburgo 

2,7%

Spagna 

3,0%

Italia 

3,0%

Portogallo 

3,2%

Irlanda 

3,8%

Media UE

1,9%


Ritorna