Mercato del lavoro. L’obiettivo del Governo è deregolamentare il lavoro |
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Il disegno è abbastanza chiaro: deregolamentare il lavoro. Questa è la logica delle misure emanate dal Governo nei decreti legge, in via di conversione, riguardanti le materie del lavoro contenute nei D.L. 93, 97 e 112/08. A differenza di quanto avvenne nel 2001 che come è noto culminò con il tentativo del governo Berlusconi di allora di modifica dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, l’azione messa in essere oggi da questo governo Berlusconi è più subdola ma non per questo meno devastante. Al posto dell’attacco frontale di allora si è scelta la via della “frantumazione” dei diritti con l’obiettivo evidente di dividere il mondo del lavoro, di segmentare i suoi interessi in maniera tale da impedire, o comunque rendere molto più difficile, l’aggregazione dei lavoratori e del sindacato. Anche la tempistica - immediatamente dopo l’esito elettorale - e la strumentazione utilizzata – ricorso al decreto legge - la dicono lunga sulle intenzioni in materia lavoristica che questo governo intende realizzare nel brevissimo tempo. Come se non bastasse quanto già contenuto nel testo originario del decreto 112 che di fatto smantella l’accordo sul Welfare, lo stesso governo ha presentato ulteriori emendamenti peggiorativi tutti nella direzione di taglio delle tutele e dei diritti dei lavoratori. Ci riferiamo in particolare:
Ha commentato il segretario della CGIL Fulvio Fammoni “si tratta di una serie di interventi su materie ‘tutte’ derivate da accordi sindacali e con le altre parti sociali; è un atteggiamento di merito e di metodo inaccettabile per chi ha firmato quegli accordi e un motivo in più per la necessaria, e a questo punto urgente, necessità di mobilitazione unitaria”. L’operazione del Governo si muove su quattro direttrici:
Le novità lavoristiche introdotte dai decreti sopra ricordati e l’insieme delle iniziative del Governo in materia di mercato del lavoro colpiscono direttamente anche i lavoratori della conoscenza occupati nei comparti privati quali la scuola non statale, la formazione professionale, le università non statali e la ricerca privata. Da qui la necessità di avviare con i lavoratori dei comparti privati della conoscenza, che la FLC Cgil organizza e rappresenta, un lavoro capillare di spiegazione e orientamento delle misure introdotte o in via di introduzione tese a far conoscere le ragioni della posizione di netta contrarietà della CGIL e della FLC. Non solo si tratta di dare una informazione puntuale di quanto sta succedendo e quanto queste misure incidono sul rapporto di lavoro ma soprattutto di fornire ai lavoratori una strumentazione necessaria per contrastare nei luoghi di lavoro l’azione “devastante” del Governo che se applicata in comparti deboli come quelli citati potrebbe comportare uno smantellamento degli stessi contratti collettivi recentemente sottoscritti. Roma, 17 luglio 2008 |
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