Contro la legge 30 sul mercato del lavoro |
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IL LAVORO NON È UNA MERCEDa settembre è in vigore il decreto attuativo della delega sul lavoro, che
rende il lavoro precario, manomette il sistema di norme e tutele che compone
il diritto del lavoro, affossa la contrattazione, frantuma e rende ingestibile
il mercato del lavoro lasciando le lavoratrici e i lavoratori più deboli e
più soli. E’ un vero manifesto ideologico. Il super market della precarietàL’impresa potrà scegliere tra più di 40 contratti di lavoro
(somministrazione, lavoro intermittente, contratto di inserimento, lavoro
condiviso, contratto di progetto ecc.) con meno tutele e senza un reale
diritto alla retribuzione in caso di malattia e infortunio, senza una
copertura previdenziale dignitosa, con il lavoratore sempre a disposizione
dell’impresa. Terziarizzazioni e appalti "facili"Con la legge 30 sarà possibile dividere un’azienda in più parti anche
se non vi è nessuna esigenza produttiva, né autonomia funzionale
preesistente del ramo d’azienda da cedere (prima era obbligatorio che, per
cedere una parte dell’azienda, questa fosse già prima della cessione dotata
di autonomia organizzativa, o finanziaria o contabile). Siamo in presenza di
possibili "spezzatini" del ciclo produttivo fatti senza alcun
controllo e di una frantumazione delle soglie dimensionali dell’impresa (da
un’impresa di 16 dipendenti, ad esempio, creandone un’altra con i tre
operai addetti alla manutenzione, si avrà così un "sistema" di 13
dipendenti + 3, e nessuno di loro godrà più della cassa integrazione). Torna il caporalatoCon la legge 30 viene abolita la legge 1369/60, che vietava il caporalato.
Tanti soggetti privati potranno fare affari facendo intermediazione di
manodopera: agenzie private, Camere di commercio, Comuni, scuole e università
pubbliche e private, organizzazioni sociali, associazioni, Consiglio dei
consulenti del lavoro, enti bilaterali. Un colpo grave alla contrattazioneSi colpisce al cuore il sistema contrattuale basato sui 2 livelli: uno
nazionale di garanzia per tutti e uno aziendale o territoriale. Su molte
materie, gli accordi nazionali che diranno quando e perché ricorrere alle
nuove tipologie di lavoro potranno infatti essere sempre sostituiti da
eventuali accordi peggiorativi territoriali o aziendali. La formazione? Un optionalIl nuovo contratto di apprendistato potrà durare fino a 6 anni, l’apprendista
essere inquadrato 2 livelli sotto rispetto alla qualifica finale e addirittura
potrà cominciare a 15 anni (altro che formazione per tutta la vita…). Gli
apprendisti saranno inoltre poco tutelati, non essendo previsto un diritto all’indennità
di malattia e non essendo computati per determinare le soglie dell’impresa.
Sparisce anche l’obbligo ad almeno 120 ore anno di formazione da fare fuori
dall’azienda. Lavoro a chiamata: il futuro impossibileUn’impresa potrà impiegare, con un preavviso di un giorno un lavoratore, retribuendolo solo per le ore di lavoro effettivamente svolte, più un’indennità di disponibilità. Tale indennità potrà essere erogata anche in deroga ai minimi contributivi, in caso di malattia non sarà erogata e in caso di mancata risposta (anche una volta soltanto) dovrà essere restituita (il contratto potrà anche essere rescisso e il lavoratore citato per danni). Il lavoratore non saprà mai quanto percepirà davvero in un determinato periodo, in attesa di una chiamata, magari per lavorare solo poche ore. Part-time: sempre peggioVengono colpiti molti diritti individuali del lavoratore part-time. Se l’impresa vuole, con la legge 30, potrà imporre lavoro supplementare o spostamenti di giornate senza più l’obbligo di avere il consenso del lavoratore. O meglio se il lavoratore rifiuterà le variazioni temporali chieste dall’impresa potrà essere soggetto a provvedimenti disciplinari (e dopo 3 provvedimenti scatta il licenziamento). Sparisce anche il diritto del lavoratore al ripensamento: una volta "accettate" le modifiche non si può più tornare indietro. Collaboratori senza dirittiNon solo i co.co.co non spariranno (gli attuali contratti di collaborazione possono durare ancora uno o più anni), ma cambieranno solo di nome (diverranno lavoratori a progetto), sempre rinnovabili e pagati come lavoratori autonomi, senza diritto alcuno. Infatti, in caso di malattia o infortunio, il rapporto si sospende senza maturare nulla né ricevere un solo euro di indennità e senza proroga del contratto; se le assenze superano poi i 30 giorni (in caso di durata non definita del progetto), o un sesto della durata definita, il rapporto terminerà automaticamente. Una certificazione contro i lavoratoriCon le nuove norme sulla certificazione, all’interno dei nuovi enti bilaterali, potrà essere lo stesso sindacato a rendere più difficile per i lavoratori far rispettare i propri diritti, certificando la tipologia contrattuale e le modalità di svolgimento dell’attività. Certificazione che avrà valore legale anche verso terzi (Inps ecc.). Sarà anche possibile per il lavoratore, decidere "liberamente" (del tipo: "se vuoi un lavoro prima passiamo insieme dall’ente bilaterale") di rinunciare in anticipo ad alcuni sui diritti (premio di produzione, gratifiche ecc.) e il sindacato "metterà i bollini" su tutto questo. LA CGIL HA RACCOLTO 5 MILIONI DI FIRME,
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