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Come la maggioranza degli Italiani, anche noi siamo in
attesa della lettera che Berlusconi ci ha promesso per illustrarci i buoni
motivi ed il grande senso di responsabilità che lo hanno spinto a riformare
il sistema previdenziale pubblico.
Abbiamo il fondato sospetto (nonostante che ogni giorno la
riforma si arricchisca di qualche "buona" novità) che non si stia
operando per il nostro bene. Ecco perché.
- Abolite le pensioni di anzianità.
Dal 2008 il requisito per il pensionamento diventa di 40 anni di
contribuzione o 60 e 65 anni di età rispettivamente per donne
e uomini. Se qualcuno volesse andare in pensione con 35 anni di contributi
e 57 di età, avrebbe una decurtazione della pensione di circa il 30%.
- Con la decontribuzione fino al 5%
alle imprese per i nuovi assunti si
riducono drasticamente le entrate dell’INPS provocandone in pochi anni
il collasso e mettendo in forse il pagamento non solo delle pensioni
future, ma anche di quelle attuali.
- L’obbligo al trasferimento del TFR
ai Fondi Pensione pubblici e privati. Il TFR è salario differito (cioè,
non viene percepito subito, ma solo alla cessazione del rapporto di
lavoro) ed è di proprietà dei lavoratori. Non ci può essere quindi un
vincolo sulla sua utilizzazione.
- Il trucco dell’incentivo (o bonus)
è un inganno. Accettarlo significherebbe certamente guadagnare di più
per alcuni anni (il 32,7% dello stipendio lordo pensionabile fino al
2008), ma significherebbe rimetterci più di quanto non si è preso nel
periodo di pensionamento, perché la propria pensione rimarrebbe congelata
al momento dell’opzione per il bonus. Anche in questo caso gli effetti
sull’ente previdenziale sarebbero molto negativi.
- La privatizzazione del sistema previdenziale
pubblico. Tutte quante le misure di cui sopra (contenute nella
delega sulla previdenza e nell’emendamento approvato dal governo),
combinate agli effetti dell’applicazione della Legge 30/03
(precarizzazione del lavoro e del salario), portano a questo esito:
sostituire la previdenza pubblica con quella complementare.
Berlusconi ed il governo sappiano che noi, il nostro bene,
lo conosciamo meglio di loro e ci siamo più affezionati. È
per questo che sciopereremo il 24 ottobre.
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