"Riforma" secondaria
di secondo grado.
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Al Ministro della Pubblica Istruzione Il Collegio Docenti dell’ITPAG "Matteo Ricci" di Legnago (VR) si è riunito in seduta straordinaria su richiesta dei docenti per esprimere una valutazione sul decreto relativo alla Scuola Secondaria di Secondo grado, a seguito della legge delega 53. Non è nostro compito esprimere valutazioni di tipo politico nel merito
della cosiddetta riforma Moratti. Lasciamo alle forze politiche e sociali ed
al Parlamento il compito di discutere e legiferare. Prima di tutto riteniamo sbagliata la scelta di individuare due diverse tipologie di sistemi formativi, quello del sistema dei Licei e quello della formazione professionale. Riteniamo indispensabile garantire ai ragazzi e alle ragazze del nostro paese un sistema unitario, che abbia al suo interno sia aspetti di formazione scolastica sia un approccio alla formazione professionalizzante. Tanto più che la conferenza della Unione Europea di Lisbona ha fissato come obiettivo per il 2010 che l’80% dei giovani possano conseguire con successo una formazione di tipo secondario. Non ci convince quindi la precoce separazione dei questi due sistemi formativi. Nonostante la più volte ribadita possibilità di passaggio dall’uno all’altro affermata nel decreto, riteniamo che tale possibilità resti soltanto teorica, vista la notevole differenza di impianto tra i due sistemi formativi. Si trattava semmai di introdurre, in un sistema unitario, maggiori competenze sul terreno pratico del "saper fare", anche per combattere il diffuso insuccesso scolastico nel biennio dell’attuale ordinamento, dando ai giovani maggiori motivazioni attraverso un approccio anche pratico. Questo convincimento si rafforza ad una attenta lettura della legge sul diritto/dovere alla formazione, laddove si ipotizza che il semplice rapporto di lavoro di apprendistato possa equivalere al processo formativo previsto dai nostri ordinamenti scolastici. Il rischio è quello che un precoce avvio al lavoro possa essere scambiato per formazione scolastica. Anche il testo del decreto approvato mantiene su tale aspetto rilevanti aspetti di ambiguità. Preoccupante è poi, ad una attenta lettura dei quadri orari previsti dal decreto, il fatto che gli istituti tecnici superiori - come nel nostro caso - di fatto spariscano. La loro eventuale trasformazione in licei tecnologico ed economico non garantiscono la stessa qualità di formazione scolastica e professionalizzante. Vogliamo ricordare che, ad oggi, circa il 40% degli Istituti Scolastici di II° grado sono Istituti Tecnici ed hanno un ruolo molto importante nella formazione specifica nei diversi profili professionali. Le stesse riserve di Confindustria su tale aspetto lo confermano. In una fase storica di declino produttivo ed industriale del paese, ormai conclamata, consideriamo dannosa una modifica strutturale a questo importante segmento della formazione pubblica. Le materie tecniche specifiche degli indirizzi vengono sottodimensionate rispetto al profilo attuale, vengono significativamente ridotte le ore di attività che formano il profilo tipico del nostro, come degli altri Istituti Tecnici; vengono praticamente aboliti i laboratori; molte discipline sono profondamente modificate, in maniera incomprensibile rispetto al profilo tecnico della nostra formazione, sia nel caso dell’indirizzo linguistico aziendale, sia nel caso del corso geometri. Anche nel caso una parte di questa attività orario fosse mantenuta attraverso la scelta opzionale degli studenti e delle famiglie non è chiaro se tali attività saranno svolte da docenti in organico, che garantiscono professionalità e continuità nel processo formativo o da non meglio precisati "esperti", attraverso convenzioni esterne. Questo è l’altro aspetto problematico. Non c’è dubbio che si pone un problema di ridimensionamento della quantità oraria dei corsi, così come può essere utile e scolasticamente motivante il carattere di opzionalità da parte di studenti e famiglie nella scelta del proprio curricolo, ma la scelta attuata lascia molti margini di ambiguità, senza per altro risolvere la questione del carico orario, visto che gli ultimi prospetti orari sembrano non portare a significative riduzioni della quantità complessiva. Il rischio è quello che siano persi nel corso di questa trasformazione significativi apporti di professionalità. Sono molte le discipline che vengono penalizzate, secondo i nuovi quadri orari. Ne citiamo solo alcune : diritto ed economia, discipline economiche aziendali, le stesse lingue. Non è chiara la sorte dei lettori di madrelingua; ambigua la formulazione relativa all’insegnamento della educazione fisica; quasi del tutto assenti le attività specifiche di laboratorio, ecc. Desta perplessità, inoltre, a fronte della generale riduzione del monte orario complessivo destinato alle lingue straniere, l’introduzione in tutti i licei dell’insegnamento in lingua inglese di una disciplina (CLIL) nel 5° anno, mancando indicazioni più precise in merito ai docenti e alle classi di concorso cui sarebbe affidato il CLIL. Altra preoccupazione che tale decreto non scioglie è quella relativa alle decine di migliaia di lavoratori precari che, in diversi casi da più di un decennio, hanno costruito una proficua esperienza didattica e formativa sul campo. Certo non era compito di un decreto sulla secondaria la soluzione del problema del precariato, però la contrazione degli organici nel calcolo sul solo orario obbligatorio mette in discussione la esperienza accumulata da docenti "sul campo", senza ci sia per loro chiarezza di prospettive. E’ mancato in tutto questo tempo, dal voto della legge delega 53 sulla ipotesi della riforma alla stesura dei decreti applicativi un vero confronto di merito con le istituzioni scolastiche, una verifica con gli operatori, con gli Organi Collegiali, per permettere di elaborare un testo chiaro e condiviso. Non è sicuramente il modo migliore per affrontare la trasformazione epocale di un settore decisivo della formazione ed istruzione pubblica nel nostro paese. Stante tale situazione nei mesi che da settembre a dicembre saranno oggetto di orientamento molti saranno i problemi che gli Istituti Scolastici come il nostro saranno chiamati ad affrontare nel presentare il progetto formativo alle famiglie e agli studenti. Così pure rimangono perplessità sul carattere nazionale del valore del titolo di studio della scuola secondaria superiore, in un quadro normativo così indefinito ed incerto. Il Collegio docenti dell’ITPAG "Matteo Ricci" di Legnago (VR) si riserva di valutare, aderire, promuovere, sostenere tutte le opportune iniziative per modificare l’assetto scolastico che viene ipotizzato nel decreto sulla scuola secondaria di secondo grado. Legnago, 9 giugno 2005 Approvato con 23 favorevoli, 1 contrario, 7 astenuti |
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