Tempo di rapporti annuali |
|
|
|
ISTAT, ISFOL e CENSIS hanno recentemente pubblicato i loro rapporti annuali
che comprendono anche un'attenzione all'istruzione, alla formazione, alla
cultura. La Commissione Europea ha svolto una indagine sullo stato di conseguimento degli obiettivi di Lisbona in tema di istruzione. L'INVALSI ha pubblicato la rilevazione degli apprendimenti nella scuola primaria, relativa all'a.s. 2008/2009. Tutte queste rilevazioni si riferiscono al 2008 o all'anno scolastico
2008/2009. L'Europa ci mostra quanto l'Italia sia lontana dagli obiettivi di Lisbona
per quanto riguarda la percentuale di laureati; ed è un dato che merita
senz'altro una riflessione approfondita. Se per esempio si raffrontano i dati attuali con quelli relativi al 1951,si può vedere che la percentuale di laureati è passata dall'1% al 10,73%. Per quel che riguarda quest'ultimo dato, è interessante scomporlo in classi di età. Si vedrà allora che su una popolazione residente di 15 anni e oltre, i laureati sono il 6,8% nella fascia 20-24; il 20,8% nella fascia 25-29; il 19,2% nella fascia 30-34; il 17,1% nella fascia 35-39; e poi a scendere fino al 4,3% nella fascia 65 e oltre. Nel 1951 il 76,9% della popolazione aveva la licenza elementare; il 12,9%
erano gli analfabeti. Vediamo la licenza media: nel 1951 era appannaggio del 5,9% della popolazione, nel 2008 del 31,6%, ma a comporre questo valore contribuisce l'84,2% dei giovani tra i 14 e i 19 anni che oggi ne sono in possesso. Maturità: nel 1951: 3,3%, nel 2008: 27,3% a cui possiamo sommare il 5,3%
in possesso di una qualifica professionale. A chi dobbiamo questi risultati? E una qualche consapevolezza di questo dev'essere diffusa se il Censis nel
suo Rapporto rileva che, pur dentro al fenomeno della perdita di appeal dei
percorsi educativi, i genitori non attribuiscono agli insegnanti la
responsabilità della perdita di prestigio della scuola, semmai ritengono che
gli insegnanti non abbiano gli strumenti (ad esempio per fermare i bulli). Beninteso: è assai grave che a tutt'oggi il diritto all'istruzione di fatto non sia garantito alla totalità dei giovani di questo Paese. La FLC ha ben presenti i limiti dell'attuale sistema di istruzione ed è da sempre impegnata per il loro superamento. Proprio per questo si impone oggi una domanda: quali saranno gli esiti a cui perverranno queste autorevoli indagini l'anno prossimo, allorquando l'opera di demolizione della scuola pubblica da parte del Governo sarà nel frattempo continuata producendo ulteriori danni? Pietro Cipollone (attuale presidente INVALSI) e Federico Cingano, in un nuovo studio prodotto per Banca d'Italia, dimostrano come l'investimento in istruzione sia di importanza strategica per la crescita economica e occupazionale del Paese. Nel frattempo però il Governo prosegue nel dare attuazione al suo piano triennale di tagli. È necessario per lo sviluppo a breve, medio e lungo termine di questo
Paese che la scuola torni subito ad essere al centro di un grande dibattito
culturale, che si inverta la tendenza: si fermino i tagli e si proceda
urgentemente ad una politica di investimenti e di processi riformatori reali,
condivisi, efficaci: in grado di dare risposte alle emergenze educative del
Paese. Roma, 14 dicembre 2009 |
|
|