Comitato direttivo nazionale

Ritorna


Ordini del giorno approvati dal Comitato direttivo nazionale della Cgil Scuola il 19 settembre 2003.

 

Ordine del giorno sullo stato giuridico per i docenti

La presentazione in Parlamento di due disegni di legge sullo stato giuridico per i docenti (il n. 4091- "Statuto dei diritti degli insegnanti" e il n. 4095 " Disposizioni in materia di stato giuridico degli insegnanti e di rappresentanza sindacale nelle istituzioni scolastiche") rappresenta solo l’ultimo attacco al contratto di lavoro appena rinnovato e all’autonomia scolastica.

I due disegni di legge infatti, nel riproporre lo stato giuridico per i docenti:

  • interrompono il lungo periodo legislativo che ha progressivamente introdotto nel comparto, pur con tutte le sue specificità, una regolamentazione del rapporto di lavoro basata sul diritto civile in sostituzione del diritto amministrativo;
  • riconducono il rapporto di lavoro individuale esclusivamente alle decisioni unilaterali dal datore di lavoro pubblico ( ministro di turno ed amministrazione scolastica) espresse con atti amministrativi;
  • cancellano la possibilità dei lavoratori di negoziare, attraverso le organizzazioni sindacali che liberamente scelgono, il rapporto di lavoro;
  • negano il diritto dei lavoratori della scuola di contrattare, attraverso RSU elette democraticamente, le proprie condizioni di lavoro;
  • sbilancia l’equilibrio tra i diversi poteri nel governo delle scuole.

Il Comitato Direttivo Nazionale della Cgil Scuola si impegna, con tutte le sue strutture, ad aprire su questo tema un grande dibattito con i lavoratori della scuola e con tutta la società civile per sventare un altro pericoloso attacco alla funzionalità della scuola e ai diritti dei lavoratori.

Ordine del giorno sui finanziamenti alla scuola privata

Con l’emanazione del provvedimento che concede i finanziamenti agli alunni della scuola privata il Governo ha ferito ancora una volta la scuola pubblica e i principi Costituzionali che la sostengono.

Il Decreto rappresenta la sintesi peggiore di una visione ideologica di chi disprezza tutto ciò che è pubblico. Anziché garantire i finanziamenti alla scuola pubblica, per la quale continuano i tagli delle risorse economiche e professionali, si preferisce attribuire un premio alle famiglie che optano per la privata aggirando in questo modo il dettato Costituzionale.
Al diritto allo studio della persona si antepone la cosiddetta "libertà di scelta della famiglia".

Per questo Governo l’istruzione e la formazione non fanno più parte dei compiti istituzionali dello Stato. Ne risulta un modello di scuola meno libera nei processi di apprendimento, più chiusa alle esigenze sociali e meno solidale.

Il contributo è, peraltro, concesso alle famiglie senza nessuna regola. Non ci sono limiti di reddito, non c’è differenza tra chi è più ricco rispetto a chi lo è di meno. Gli obiettivi almeno su questo punto sono chiari: favorire ancora una volta i più forti e non invece, come pubblicizzato, sostenere i ceti socialmente più deboli.

Attribuendo le risorse direttamente alle famiglie non si contribuisce in alcun modo a potenziare il sistema nazionale dell’Istruzione. Le risorse, infatti, non servono a migliorare le eventuali potenzialità formative della scuola privata, né la professionalità dei docenti, né, le strutture.
Una scelta ideologica inaccettabile se si considera che le carenze della scuola privata sono tante e rilevanti, tutte ben note al Ministero che ha riconosciuto sovente la parità senza alcuna verifica sui presupposti previsti dalla stessa Legge 62/00.

Ancora una volta viene attaccata la nostra Carta costituzionale e il valore della democrazia. La Cgil Scuola valuta i contenuti del Decreto dannosi e ricorrerà alla magistratura ogni qual volta saranno penalizzati il ruolo della scuola pubblica e i diritti dei ragazzi.

Il Comitato Direttivo Nazionale fa appello alla coscienza civile di tutti i cittadini democratici, delle famiglie, dei lavoratori della scuola, alle forze politiche e sociali democratiche a mobilitarsi per condividere e sostenere la battaglia della CGIL in difesa della scuola pubblica dello Stato laica e pluralista.

Ordine del giorno sulle pensioni

Il grandissimo impegno che il governo dimostra nel demolire lo stato sociale e la spesa ad esso collegata, sta per toccare il sistema previdenziale e nuovamente i diritti dei lavoratori e dei cittadini.

Stante la situazione attuale del sistema previdenziale pubblico che si è prodotta successivamente all’applicazione della riforma Dini, non c’è motivo alcuno per un ulteriore intervento correttivo se non quello di reperire fondi per coprire il deficit nel bilancio dello stato che la politica economica del governo ha prodotto.

I lavoratori ed i pensionati non possono essere chiamati a sanare gli errori del governo e ad avallare una politica redistributiva del reddito che funziona sempre a senso unico acuendo le disuguaglianze sociali ed economiche nel nostro paese.

È già evidente adesso, momento in cui il governo sembra ancora indeciso sugli strumenti e sulle modalità da utilizzare per questa manovra, che le pensioni dei dipendenti pubblici, e tra queste in particolare quelle dei lavoratori della scuola, saranno le maggiori candidate al danno e alla decurtazione.

Il nostro sindacato non può che essere in prima linea nel respingere questo ennesimo attacco ai diritti.

Il Comitato Direttivo Nazionale della Cgil Scuola impegna la segreteria nazionale e tutte le strutture a costruire, da subito, le condizioni per sviluppare una grande campagna unitaria di mobilitazione e di lotta.

Ordine del giorno sul decreto infanzia e ciclo primario

La decisione di avviare l’iter di approvazione del decreto legislativo attuativo della legge 53 nella scuola dell’infanzia e nel ciclo primario rivela la volontà del governo di imporre alla scuola italiana una controriforma, senza alcun confronto né ascolto degli operatori, delle famiglie e della società civile.
Al di là della tragicomica vicenda di un decreto approvato dal Consiglio dei Ministri senza conoscerne il testo, i contenuti del provvedimento confermano scelte sulle quali si erano espressi negativamente le organizzazioni sindacali, le associazioni professionali e moltissime scuole attraverso ordini del giorno inviati al Ministro.

Il decreto rivela un disegno di pesante attacco alla scuola pubblica:

  • contrae l’offerta formativa pubblica attraverso la riduzione del tempo scuola e l’esternalizzazione di una parte dell’attuale curricolo obbligatorio;
  • cancella le esperienze del tempo pieno e del tempo prolungato;
  • arresta la generalizzazione della scuola dell’infanzia, la destruttura la scuola, la trasforma, di fatto, in un servizio a domanda individuale, facendola regredire a logiche assistenziali;
  • impoverisce la qualità dell’offerta formativa attraverso l’imposizione di un modello di organizzazione didattica centrato sull’insegnante coordinatore-tutor;
  • ostacola le esperienze di continuità educativa e didattica nel percorso di base.

Il decreto prefigura una scuola pubblica che si ritrae, si impoverisce e si irrigidisce, una scuola meno autonoma e che offre meno opportunità.
Delinea un attacco all’autonomia professionale dei docenti attraverso l’imposizione di modelli gerarchici in contrasto con la pari dignità professionale, base indispensabile della scuola della collegialità, della cooperazione e della corresponsabilità.
La distanza tra il progetto di scuola selettivo e regressivo contenuto nelle Indicazioni Nazionali e le buone pratiche di innovazione presenti nelle scuole è evidenziata dalla diffusa e spontanea resistenza alle proposte ministeriali.

Non sono mancati, nei mesi successivi all’approvazione della legge 53/03, tentativi di imposizione della controriforma attraverso l’invenzione di obblighi di aggiornamento, finte sperimentazioni nazionali, ricatti nell’attribuzione delle risorse finanziarie della legge 440/97.
Tentativi fino ad oggi respinti soprattutto per l’iniziativa della Cgil Scuola volta a sostenere le scelte autonome delle scuole in ordine in ordine ai modelli di organizzazione didattica e ai progetti di innovazione.
Ora la nostra iniziativa deve porsi l’obiettivo di costruire le più ampie intese unitarie per realizzare estese alleanze nella società civile.
Organizzazioni sindacali, associazioni professionali, genitori, enti locali, mondo del lavoro devono unirsi per respingere il disegno del governo, affermare le ragioni di una buona scuola pubblica, sostenere i processi di innovazione positivi delle scuole autonome.
Una prima occasione è rappresentata dalla manifestazione indetta per il 26 settembre a Roma dal Coordinamento Nazionale del Tempo Pieno e Prolungato in cui la Cgil Scuola sarà presente.
La nostra iniziativa deve proseguire e radicarsi attraverso una capillare campagna di informazione e confronto sul testo del decreto in tutte le scuole e attraverso l’attivazione di iniziative e vertenze territoriali fino ad alla proclamazione di una iniziativa nazionale capace di respingere il disegno del governo e di affermare proposte di sviluppo e sostegno della scuola pubblica.

Ordine del giorno sul precariato

Oggi il Consiglio dei Ministri ha discusso e approvato un disegno di legge che riscrive la tabella di valutazione dei titoli allegata alla graduatoria permanente e detta alcune regole per far conseguire l’abilitazione a docenti in possesso del titolo di specializzazione per l’insegnamento sull’handicap o comunque in possesso di 360 gg. di servizio nel quadriennio 1° settembre 1999-31 agosto 2003.

Questo atto si colloca dentro un percorso di pesanti vicissitudini che, da due anni, agitano il mondo del precariato della scuola, a partire dal momento in cui la legge 333/2001 impose l’accorpamento della terza e quarta fascia delle graduatorie permanenti.
Sul versante ata le ultime finanziarie hanno ridotto i posti di lavoro di 30.000 unità e hanno accelerato il processo di precarizzazione del lavoro con la trasformazione di posti a tempo indeterminato in appalti.
La storia di questi due anni di agitazioni e di impossibili ricomposizioni è paradigmatica di ciò che sta accadendo nel nostro sistema scolastico ad opera di questo governo e del ministro Moratti e testimonia la volontà di piegare le regole del sistema agli interessi delle scuole private, l’incapacità di governare la complessità e la vastità del sistema scolastico, la mancanza di cultura delle regole per dirimere interessi e finalizzare azioni fondate su uguaglianza e pari opportunità, la volontà di circoscrivere e ridurre il sistema scolastico pubblico sottomettendo a logiche di mercato le dinamiche riguardanti il personale e l’organizzazione scolastica.

Nelle vicende che agitano il precariato della scuola, docente e ata, stanno i primi concreti atti verso la privatizzazione, la deregolamentazione e il graduale abbattimento del sistema scolastico pubblico fondato sul diritto di tutti i cittadini ad una formazione libera, gratuita e costituzionalmente garantita.

Il Comitato Direttivo della Cgil Scuola, prendendo atto del disordine in cui è precipitato il dialogo fra persone che rivendicano il sacrosanto diritto al lavoro e a un equo trattamento,

Denuncia

  • la manomissione del sistema di reclutamento dei docenti a favore degli interessi delle scuole private, pari nei diritti, non nei doveri
  • la costante e graduale precarizzazione del lavoro nella scuola con conseguente ricaduta pesante e negativa sui diritti delle persone e sulla qualità del sistema scolastico
  • la volontà di introdurre in un sistema pubblico l’assunzione attraverso chiamata diretta da parte delle scuole strumentalizzando a tal fine l’ingovernabilità della contesa fra gruppi di precari
  • il progetto di esternalizzazione del lavoro ata, portato avanti allo scopo di ridurre i costi e con la conseguenza di operare una decisa inversione negativa nella qualità e nei diritti dei lavoratori e della scuola
  • l’assoluta mancanza di certezza del diritto e delle regole che mette i docenti precari nella condizione di rivedere in continuazione prospettive e aspettative
  • la condizione insostenibile dei lavoratori LSU, costretti a periodiche manifestazioni di protesta per ottenere i magri finanziamenti che garantiscano ogni anno un salario da fame

Il Comitato Direttivo giudica negativamente il disegno di legge, discusso e approvato oggi per le seguenti ragioni: una tabella di valutazione titoli approvata per legge è modificabile solo da un'altra legge, l’equilibrismo puramente numerico della nuova tabella rischia di creare ingiustizie e ulteriore polemica, decide per legge come dovrà orientarsi la contrattazione, non dà nessuna certezza sulle immissioni in ruolo.

Il Comitato Direttivo impegna la segreteria nazionale a sostenere una decisa azione rivendicativa tesa alla difesa del sistema pubblico di istruzione garantito, nella sua qualità, anche attraverso un adeguato utilizzo del personale e pertanto

Rivendica

Attraverso adeguate iniziative di lotta

  • l’immediato sblocco delle assunzioni in ruolo a copertura di tutti i posti vacanti, obiettivo raggiungibile senza ledere i diritti e le aspettative del personale in attesa di definizione della terza fascia della graduatoria permanente
  • la difesa del sistema pubblico di reclutamento fondato su graduatorie concorsuali
  • la trasformazione dei posti ata degli appalti in posti stabili e alle dipendenze dello stato allo scopo di riportarli dentro il governo della scuola autonoma, a sostegno del progetto di istituto, favorendo così qualità e diritti del lavoro e della scuola riconoscimento e spazio per tutte le professionalità che oggi caratterizzano i docenti precari attraverso un sistema di scorrimento che vada a beneficio di tutti
  • la conferma dei principi ispiratori che hanno guidato la formulazione della graduatoria permanente in applicazione della legge 124/99

Ordine del giorno sullo sciopero contro la Legge n. 30

La Cgil Scuola aderisce allo sciopero proclamato dalla CGIL contro l’attuazione della Legge 30 e si impegna ad una campagna di informazione e discussione con i lavoratori della scuola, su questo tema, perché la battaglia a tutela dei diritti dei lavoratori non può vederci esclusi.

Peraltro, oltre ai settori della formazione professionale e della scuola privata, anche la scuola statale sarà tra breve coinvolta dall’attuazione della Legge 30 perché:

  • aumenta il precariato;
  • parte dei posti disponibili saranno coperti da rapporti di lavoro a tempo, a chiamata, …;
  • aumenta la flessibilità delle prestazioni nella scuola al di fuori della contrattazione;
  • la scuola superiore diventa una delle agenzie per l’intermediazione di manodopera;
  • la formazione esterna all’azienda non è più obbligatoria per l’apprendista ( può fare tutto il padrone!);
  • cresce il processo di esternalizzazione dei lavori scolastici.

L’intervento del governo per ridurre i diritti del lavoro e nel lavoro è a tutto campo e trova una sua prima significativa conferma con l’approvazione di questa legge che mette in pratica le indicazioni contenute nel libro bianco.

Ci troviamo di fronte ad interventi strutturali che produrranno in breve tempo risultati devastanti:

  • mano libera al padronato sulla possibilità di precarizzazione del rapporto di lavoro;
  • nel rapporto di lavoro, attraverso una sua progressiva mercificazione, vengono meno tutele e diritti;
  • si rafforza la sua natura individuale;
  • si riduce lo spazio della contrattazione collettiva e si modifica la natura del sindacato, attraverso la creazioni di organismi bilaterali che regoleranno il mercato del lavoro.

Questo processo non riguarderà solo il settore privato, ma anche quello pubblico attraverso l’armonizzazione delle regole che è espressamente prevista.

La Legge 30 si colloca pienamente nelle scelte negative di politica economica e sociale di questo governo condivise da Confindustria e che mescolano ad una deliberata scelta liberista una ideologia autoritaria e populista.

Il Comitato Direttivo Nazionale impegna tutte le strutture territoriali a dare il massimo sforzo e contributo, anche determinando una propria visibilità, in questa nuova tappa di lotta per la difesa dei diritti di tutti i cittadini, e che si colloca nella linea già intrapresa con le proposte di legge popolari della CGIL.

Ordine del giorno sul vertice dei Ministri Europei dell'istruzione a San Patrignano

Il 3 e il 4 ottobre prossimi il Ministro Moratti incontrerà i Ministri U.E. dell’istruzione a Rimini, presso la Comunità di S. Patrignano, per affrontare le problematiche relative al "Disagio giovanile e alla dispersione scolastica".

Il Comitato Direttivo Nazione della Cgil Scuola, indignato,

denuncia

l’utilizzo, per un’iniziativa pubblica sulla scuola, di una struttura privata, mentre tante scuole pubbliche che hanno costruito in questi decenni esperienze significative su questo tema avrebbero ben meritato di ospitare un convegno del genere.

Ritiene

gravemente lesiva del ruolo della scuola pubblica e della dignità e della professionalità dei suoi operatori aver organizzato tale convegno presso una struttura non educativa privata.

Ritiene inaccettabile

che si colleghi il disagio giovanile a situazioni di grave sofferenza se non di vera e propria patologia, cui S. Patrignano risponde con soluzioni fortemente discusse e discutibili.

Non intendiamo ora affrontare le problematicità e la complessità di una questione fortemente dibattuta, ma rifiutiamo l’idea che quella sia l’indicazione da dare all’Europa per affrontare e rispondere al disagio giovanile e alla dispersione scolastica, come se fosse un problema di segregazione e non di responsabilità.

Invita

I lavoratori della scuola pubblica, gli studenti, i cittadini, le associazioni, le istituzioni che condividono il nostro giudizio, a esprimere dura condanna per l’organizzazione di tale evento.

Indice

Una manifestazione nazionale per il giorno 3 Ottobre e partecipa alle iniziative che insieme ad altri soggetti saranno promosse e realizzate, in quegli stessi giorni a Rimini, contro il suo messaggio e i suoi contenuti.

Ordine del giorno sulla situazione sindacale

La Cgil Scuola valuta con grande preoccupazione la situazione in atto che è caratterizzata, fra l’altro:

  • dall’attuazione della Legge Moratti, che con il primo provvedimento applicativo si propone di liquidare la migliore esperienza scolastica della scuola dell’infanzia, elementare e media dopo aver ridotto di un anno l’obbligo scolastico;
  • dal costante e crescente sostegno finanziario alle scuole private;
  • dall’attacco all’attuale sistema pensionistico e, con particolare forza, ai trattamenti del personale della scuola, e ai diritti dei lavoratori, con l’attuazione delle Legge 30/’03;
  • dal ritmo incalzante dato a due disegni di legge, presentati all’indomani della firma del contratto, che intendono trasformare gli insegnanti in funzionari governativi ed abolire il ruolo della contrattazione integrativa nelle scuole;
  • dalla crescente precarizzazione del personale docente ed ata alimentata ulteriormente con le mancate immissioni in ruolo;
  • dalla cessione a privati di quote rilevanti dei servizi della scuola perseguita con l’esternalizzazione dei servizi ata a tutto danno dei lavoratori e della qualità della scuola pubblica.

Il Comitato Direttivo considera necessaria una risposta vasta e visibile che blocchi i consistenti attacchi:

  • alla scuola pubblica;
  • ai diritti di coloro che vi operano;
  • al diritto dei giovani ad avere un futuro di qualità nel nostro Paese;
  • ai valori che fanno dell’istruzione pubblica una risorsa per la democrazia e per lo sviluppo.

Il Comitato Direttivo da mandato alla Segreteria nazionale di ricercare tutte le condizioni con le altre organizzazioni sindacali confederali, e con il vasto mondo dell’associazionismo democratico, affinché si realizzino le necessarie convergenze su iniziative congiunte e la impegna a riferire per le conseguenti deliberazioni.


Ritorna