Graduatorie ad esaurimento docenti: ancora una soluzione "pilatesca" sulle code


Sulla diatriba tra "coda" e "pettine" nelle graduatorie ad esaurimento il Consiglio di Stato non ha concesso la sospensiva al Ministero, anche se deve ancora pronunciarsi nel merito.

Di fronte alle numerose ordinanze negative del TAR del Lazio il Ministero è costretto a correre ai ripari con una soluzione ancora una volta provvisoria.
Nella nota 14935/09 del Direttore Generale agli Uffici Scolastici Regionali si forniscono indicazioni per l'inserimento a pettine dei ricorrenti, ma con riserva.
Si chiede anche di procedere ad una ricognizione degli effetti che tale inserimento, una volta definitivo, potrebbe determinare sulle assunzioni a tempo indeterminato e determinato e a notificare le modifiche effettuate alle graduatorie ai contro interessati.

Si tratta di una soluzione "pilatesca", come quella a suo tempo adottata con le province aggiuntive, e dilatoria che non dà nessuna effettiva risposta ai ricorrenti e contestualmente determina nei contro interessati (coloro che sarebbero scavalcati nelle graduatorie) una forte tensione senza permettere alcuna azione di tutela non trattandosi di un provvedimento definitivo.

Di fronte ad una sentenza negativa da parte del Consiglio di Stato il Ministero dovrà procedere all'inserimento a pettine di tutti gli aspiranti e non solo dei ricorrenti oltre a dover chiarire se tale operazione deve avvenire in una sola provincia (vero e proprio cambio di provincia) o in tutte quelle aggiuntive. Inoltre dovrà probabilmente intervenire anche sulle operazioni di nomina, anche se, per giurisprudenza consolidata, è altamente improbabile che possa rescindere i contratti già stipulati.

È chiaro che i contro interessati, qualora si procedesse definitivamente all'inserimento a pettine, potranno a loro volta rivolgersi al TAR per tutelare legittimamente il loro diritto a non essere scavalcati in base a quanto indicato nella nota 5485/07 di accompagnamento al decreto istitutivo delle graduatorie ad esaurimento (DDG 16 marzo 2007) che prevedeva esplicitamente, nei successivi aggiornamenti, il cambio di provincia solo in coda.

È una situazione paradossale che sposta semplicemente gli effetti drammatici dei tagli da un aspirante all'altro, determinando situazioni anche di forte tensione.
Questo è il risultato del mancato intervento del Ministro, da noi fortemente richiesto fin dallo scorso mese di gennaio, che anziché assumersi le proprie responsabilità, attraverso un provvedimento legislativo chiaro ed inattaccabile, ha demandato ad artifici amministrativi la soluzione del problema.

Roma, 6 ottobre 2009