Incontro-dibattito. "Scuola primaria. Riforma Moratti: a che punto siamo?". Materiali


Il 10 marzo 2005, su iniziativa di FLC CGIL - CISL SCUOLA - UIL SCUOLA di Verona, si è tenuto un incontro dal titolo "Riforma Moratti: a che punto siamo" sugli aspetti normativi della Riforma stessa.
L’incontro, condotto dal dott. Orazio Colosso, Dirigente Scolastico di Asolo, aveva lo scopo di chiarire i molti dubbi che assillano quotidianamente gli insegnanti di scuola primaria e, purtroppo, anche i dirigenti scolastici, su tre questioni fondamentali di attuazione della Riforma: le indicazioni nazionali e la loro presunta prescrittività, il tutor e la sua obbligatorietà, il portfolio.
Su queste questioni, a più riprese e in varie occasioni, in quest’ultimo anno abbiamo avuto modo di rendere pubbliche le nostre posizioni sindacali, sempre supportate da autorevoli fonti, come il parere del CNPI, o dalla lettura della normativa vigente.
Tuttavia, nonostante i nostri sforzi divulgativi, a tutt’oggi docenti e dirigenti si chiedono ancora fino a che punto la Riforma vada applicata. A questo stato di confusione ha contribuito ad arte l’Amministrazione, che in più occasioni ha tentato e tenta forzature ed intimidazioni per applicare una riforma ancora monca e che, a questo punto, riteniamo sostanzialmente fallita.
Con lo scopo di dare un ulteriore contributo alla chiarezza e alla consapevolezza delle scelte, pubblichiamo volentieri il materiale utilizzato nell’incontro del 10 marzo 2005, che affronta in modo organico, anche se sintetico, le questioni sopra elencate, dando risposte chiare sul fronte normativo agli interrogativi più importanti.


Le Indicazioni nazionali

Le "Indicazioni nazionali" sono documenti allegati in via transitoria al Decreto Legislativo 59/04, che al Capo V, artt. 12,13,14 recita: "…fino all’emanazione del relativo Regolamento governativo, si adotta in via transitoria l’assetto pedagogico, didattico ed organizzativo individuato nell’allegato (A,B,C)".

L’art. 7 della Legge 53/03, invece, prevede "… mediante uno o più regolamenti da adottare a norma dell’articolo 117, sesto comma, della Costituzione e dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n.400, sentite le Commissioni parlamentari competenti… previo intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Trieste, nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, si provvede:
a) all’individuazione del nucleo essenziale dei piani di studio scolastici per la quota nazionale relativamente agli obiettivi specifici di apprendimento, alle discipline e alle attività costituenti la quota nazionale dei piani di studio, agli orari, ai limiti di flessibilità interni nell’organizzazione delle discipline…"

Ma i regolamenti non sono ancora stati emanati e per questo i sindacati CGIL CISL UIL hanno presentato ricorso al TAR in quanto le Indicazioni nazionali sono state emanate in contrasto con la Legge 53/03.

Ed i "vecchi" Programmi?

I Programmi del ’79 per la scuola media, i Programmi dell’85 per la scuola elementare, gli Orientamenti del ’91 per la scuola materna non sono stati esplicitamente abrogati, quindi restano in vigore.

È stato detto che i vecchi programmi e orientamenti sono tacitamente abrogati. Su questo possiamo affermare che l’abrogazione tacita si ha quando si dà l’applicazione di una nuova e completa normativa. Ma le Indicazioni nazionali sono transitorie, quindi da rivedersi, quindi per stessa ammissione del legislatore non accompagnate dalla certezza della completezza. Di conseguenza, mancando il requisito della completezza, non possono essere tacitamente abrogativi dei Programmi e degli Orientamenti. Quindi i Programmi e gli Orientamenti sono ancora vigenti.

Sulla non prescrittività delle Indicazioni nazionali è molto chiara anche la Circolare Ministeriale 29/04: "…consapevole e partecipata adozione delle Indicazioni nazionali, i cui caratteri di inderogabilità attengono soltanto alla configurazione degli obiettivi di apprendimento…"

Le stesse Indicazioni nazionali non danno adito a dubbi: "… La terza consapevolezza riguarda il significato e la funzione da attribuire alle tabelle degli obiettivi specifici di apprendimento. Esse hanno lo scopo di indicare con la maggior chiarezza e precisione possibile i livelli essenziali di prestazione (intesi qui nel senso di standard di prestazione del servizio) che le scuole pubbliche della Repubblica sono tenute in generale ad assicurare ai cittadini per mantenere l’unità del sistema educativo nazionale di istruzione e di formazione… Non hanno, perciò, alcuna pretesa validità per i casi singoli, siano essi le singole istituzioni scolastiche o, a maggior ragione, i singoli allievi. È compito esclusivo di ogni scuola autonoma e dei docenti, infatti, nel concreto della propria storia e del proprio territorio, assumersi la libertà di mediare, interpretare, ordinare, distribuire ed organizzare gli obiettivi specifici di apprendimento negli obiettivi formativi, nei contenuti, nei metodi e nelle verifiche delle Unità di Apprendimento…"

Il passaggio smonta ogni interpretazione delle indicazioni in senso prescrittivo:

  • "…mediare, interpretare, ordinare, distribuire, organizzare…" sono le azioni della programmazione educativo-didattica, strumento principe dell’attività di ogni docente.
  • "… nei contenuti, nei metodi …"
    • i contenuti: i riferimenti restano i Programmi e gli Orientamenti: perché non sono stati abrogati; perché i docenti potrebbero ritenerli più adeguati di altri al contesto in cui operano
    • i metodi: l’autonomia permette di adottare diversi modelli programmatori (per tassonomie, per mappe concettuali, per sfondo integratore,…) in funzione delle necessità particolari e delle specificità del contesto in cui ciascuna scuola è collocata, perciò l’attività didattica non può essere vincolata alle formule indicate dal ministero (unità di apprendimento - obiettivi formativi), che pertanto vanno intese come criteri puramente orientativi.

Il portfolio: di cosa si tratta?

Il "Portfolio delle competenze individuali" è una raccolta di documenti organizzata in due sessioni
– una per documentare il percorso formativo dell’alunno;
– una per certificare le competenze acquisite dallo studente.

Parte documentativa

Attiene a precisi doveri professionali che i docenti già da tempo sono chiamati ad assolvere.
Riguardando la raccolta e l’organizzazione della documentazione che è funzionale a produrre la valutazione formativa, essa è di stretta competenza del Collegio dei docenti e da esso va elaborata, in quanto frutto di una visione educativa collegialmente definita attraverso l’attivazione di opportune modalità di confronto (commissioni, gruppi di lavoro).

La cultura della valutazione formativa ha segnato l’evoluzione del pensiero pedagogico dagli anni ’60 in poi. E se la ricerca pedagogica ha prodotto idee e proposte, non sono poche le scuole che hanno elaborato strumenti molto interessanti e utili. Dunque, piuttosto che ricorrere all’utilizzo di "portfoli" prodotti dal mercato editoriale, è forse il caso di rimettere in moto il confronto all’interno dei Collegi dei docenti, rifacendosi eventualmente alle migliori esperienze prodotte dalle scuole.

Insomma, in questa fase, piuttosto che farsi prendere dall’ansia di compilare un qualsivoglia portfolio, eseguendo compilazioni senza alcun approfondimento, può essere utile interrogarsi su: cosa deve essere il portfolio? A chi deve servire? A cosa deve essere utile?

Parte certificativa

IL DPR 275/99 ha abrogato la scheda di valutazione della scuola elementare, DL 59/04 ha abrogato la scheda di valutazione per la prima classe della secondaria di I grado. La Legge 53/03, all’articolo 3, rimanda ad un apposito decreto la definizione di norme precise per quanto concerne la valutazione del sistema educativo e degli apprendimenti degli studenti. Decreto ancora da emanare. In sostanza, la normativa vigente afferma che il Ministro è tenuto alla definizione di un quadro normativo generale di riferimento nonché dei relativi modelli per le certificazioni.

La sessione relativa alla certificazione delle competenze acquisite dagli alunni deve essere, pertanto, compilata dagli insegnanti sulla base di criteri e modelli definiti dal Ministero, in quanto lo strumento di valutazione certificativa deve avere carattere nazionale e spetta al Ministro.

Importante, in questa fase di confusione (per altro segnalata anche dal CNPI nel parere espresso sulle Indicazioni nazionali il 15 luglio 2004), è ricordare che il portfolio, per la parte rispondente alla funzione di osservazione e di documentazione dei percorsi di apprendimento, non può essere sostitutivo della scheda di valutazione.