FLC CGIL  VERONA

federazione lavoratori della conoscenza

Il sistema universitario è composto da 67 Atenei statali e 29 Atenei non statali (di cui 11 telematici). In Italia i laureati sono pochi rispetto agli altri Paesi Europei ed anche il nostro tasso di “successo” negli studi è inferiore.

E’ in diminuzione il numero di chi si iscrive all’Università, soprattutto nella fascia dei cosiddetti “giovani maturi” (con più di 25 anni di età) ed è una carenza quasi tutta italiana il non avere una formazione terziaria professionale che è invece presente negli altri paesi europei.

Dopo un effetto temporaneo di crescita del numero di laureati a seguito dell’introduzione del cosiddetto 3+2, anche per i crediti che venivano dati riconoscendo l’attività lavorativa svolta, si è avuto un progressivo calo. Attualmente quasi il 40% degli studenti che consegue una laurea triennale si ferma a quel livello, che dimostrerebbe la non residualità di questo tipo di laurea.

Il calo delle immatricolazioni è generalizzato, ma più consistente al sud del Paese.

Solo 1/3 degli iscritti all’Università si laurea nei tempi regolari. La media per la laurea triennale è di 5,1 anni ed abbiamo tassi troppo alti di abbandono, soprattutto al Sud.

I dati del Rapporto mostrano comunque come “laurearsi conviene” anche in termini di occupabilità e miglior salario nell’arco della vita.

 Il tasso di disoccupazione è pari al doppio per il personale non laureato. La crisi economica ha sicuramente comportato anche per i laureati l’allungarsi dell’attesa per la prima occupazione ed un tasso di disoccupazione più alto rispetto al passato, ma sempre inferiore di gran lunga a chi non è in possesso di laurea.

Siamo fanalino di coda per quanto riguarda le spese per studente e la spesa media in istruzione terziaria in rapporto al numero degli studenti è inferiore a quella media dei Paesi OCSE (- 30%). Il rapporto tra la spesa in istruzione universitaria e il Prodotto interno lordo (PIL) è – 37% rispetto alla media OCSE.

Sono diminuiti del 13% i fondi assegnati dal MIUR alle Università e si sono persi 1,1 miliardi di euro (in termini reali – 20%)

Diminuite del 15% le spese per il personale.

Diminuito drasticamente il numero di docenti e di personale Tecnico-Amministrativo, (così come noi abbiamo sempre sostenuto).

Le proiezioni che si possono fare sul personale docente indicano in meno 9.000 unità (principalmente professori ordinari) lo scenario prossimo venturo.

Nel contempo si è avuta anche una forte riduzione dell’offerta formativa così come dei dottorati di ricerca.

Per quanto attiene alla Ricerca mancano almeno tre miliardi rispetto alla media europea. Questo infatti vale la differenza tra lo 0,7 di PIL della media OCSE rispetto allo 0,52 di PIL dell’Italia.

A ciò si somma la modesta spesa sostenuta dal settore privato in tema di innovazione e ricerca rispetto a quanto investito negli altri Paesi Europei.

Il personale impiegato nella Ricerca è in Italia nettamente inferiore rispetto alla media europea.

Abbiamo, ad esempio, la metà dei ricercatori della Francia.
Secondo il rapporto esiste un problema di scarso coordinamento degli enti ed un eccessivo numero di Ministeri coinvolti nella vigilanza degli Enti di Ricerca.

Dall'Europa riceviamo meno di quanto diamo! L’Italia infatti contribuisce per una quota pari al 13,9% mentre le risorse ottenute sono pari all’8,1% del totale.

Tuttavia gran parte dello scarto tra  il contributo  italiano e le risorse  ottenute nel  programma quadro è dovuta alle poche   risorse impiegate nel settore della ricerca nel nostro Paese. Se, infatti, si rapportano le risorse ottenute al personale impegnato in attività di ricerca e sviluppo, e ancor più in rapporto ai soli ricercatori, la posizione relativa dell’Italia appare migliore di quella dei principali Paesi

Avremmo in sostanza bisogno di molti più ricercatori anche per acquisire maggiori risorse europee.

Nella presentazione del Rapporto è stato anche fatto un breve accenno all’Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM), un settore piccolo per numero di studenti ma molto articolato per strutture e corsi e che  offre titoli equipollenti alla laurea ma rimane separato dal resto del sistema.

La legge di riforma delle istituzioni AFAM del 1999 è ancora in attesa dei decreti attuativi.

Emerge un quadro che conferma quanto la FLC CGIL ha da sempre sostenuto. Servono maggiori risorse, occorre sbloccare da subito il turn-over per il personale docente, per il personale Tecnico-Amministrativo e per gli addetti del comparto Ricerca. Serve investire in diritto allo studio e creare le condizioni per un incremento molto forte delle immatricolazioni e dei laureati.

 

Dopo la presentazione del rapporto, a cura di Roberto Torrini dell’ANVUR, è intervenuta la Ministra Stefania Giannini che ha evidenziato come il lavoro dell’ANVUR sia strumento fondamentale per chi prende decisioni politiche e contribuisca a fornire elementi utili per capire quali scelte fare.

Preoccupa il calo delle immatricolazioni poiché  il sapere, la conoscenza sono l'unico vero strumento di riscatto. Il calo delle immatricolazioni e' una questione politica, etica ed economica insieme. Laurearsi conviene, sempre. Va però migliorata l’attrattività del nostro sistema che è troppo bassa nei confronti sia degli studenti che dei professori stranieri. Occorre una forte semplificazione delle procedure di accesso.

Sulla semplificazione delle procedure la Ministra è tornata spesso, ma occorrerebbe allora mettere mano seriamente alla modifica della Legge 240/2010, alle sue storture ed alla sua visione centralistica e limitativa dell’autonomia universitaria. Per ora, dagli interventi della Ministra, questo non è dato scorgere.

Sul capitolo delicato del diritto allo studio positiva l’affermazione che non ci possono essere idonei senza borsa. La Ministra ha anche insistito molto sulla necessità, condivisibile, di potenziare l’orientamento agli studi universitari, visti anche gli alti tassi di abbandono ed il dato sui fuori corso che ha definito “patologico”.

Ha rivendicato un ruolo attivo del suo Ministero sul piano “agenzia giovani” dove finora invece il MIUR ha giocato più da comparsa.

La Ministra si è anche espressa per un forte potenziamento degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).

Sulle risorse ha detto che servirà un impegno forte, che da Ministro Politico intende perseguire. Non bastano le risorse per l’edilizia scolastica, occorre però avere una “visione” in cui collocare le risorse che debbono essere in diretta correlazione con la valutazione, anche se si deve tener conto dei differenziati contesti geografici.

Anche qui non possiamo che ribadire la nostra posizione di sempre. Non può esserci nessuna premialità senza risorse aggiuntive. La valutazione non deve essere una clava agitata contro chi non corrisponde ai parametri definiti, ma un aiuto a progredire. Se le risorse sono sempre uguali, o peggio, come è avvenuto in questi ultimi anni, sono in costante diminuzione, non è possibile alcuna operazione di “merito”.

Sul ruolo dell’ANVUR la Ministra ha detto che la valutazione deve essere una missione molto specifica. Non accanimento sui processi ex ante! Non si deve chiudere la stalla quando i buoi sono scappati. Valutazione dei prodotti e concentrarsi sui risultati per migliorare il sistema. Sull’autonomia: dare di più a chi dimostra di dare di più. Regole più flessibili per chi e' “migliore”.

Di nuovo pare che la “meritocrazia” sia la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi! Non vorremmo di nuovo un Ministro che, mentre con la spending review si fa terra bruciata nei settori pubblici, pontifica di merito.

Come detto la Ministra ha toccato più volte il tasto della semplificazione, anche per attrarre professori dall’estero e per diminuire i costi “burocratici” persi dietro la compilazione di infinite pratiche.

Semplificazione anche dei processi valutativi e delle procedure su cui “siamo stati molto morbosamente concentrati”. Il reclutamento, ha detto la Ministra,  e' cambiato almeno 5 volte negli ultimi 20 anni ma non si sono risolti i problemi. Non siamo ancora riusciti ad avere un sistema regolare. Occorre una valutazione costante del sistema e poi la singola sede deve prendersi la sua responsabilità. “Sognare fa bene” ha concluso Stefania Giannini.
Tra “i sogni” convincere il governo e l'impresa che gli investimenti sul sistema dell’istruzione e della ricerca sono importanti e non sono solo costi.

 

Sulla Ricerca la Ministra ha rivendicato la necessità di un piano decennale e di mettere mano, all’interno di quello, alla eccessiva frammentazione oggi esistente.

Rilanciare il rapporto con l’impresa, salvaguardare la ricerca libera anche se attenzione va prestata al rapporto con l'impresa.
Necessita un respiro lungo per fare scelte politiche per snellire e semplificare.

Sull’AFAM invece neanche una parola, anche se il rapporto dedica al settore quasi 20 pagine.

Poiché la Ministra ha detto di non aver ancora potuto che sfogliare il Rapporto speriamo che lo faccia prestando attenzione anche a questo piccolo, ma molto importante settore.


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     finanziamenti, università

News inserita il: 21/03/2014